Lo scorso Gennaio a Bologna è stata fondata l’ UNCAA, Unione Nazionale Cacciatori degli Appennini e delle Alpi, alla cui costituzione U.R.C.A. AREZZO e U.R.C.A. TOSCANA hanno dato un fondamentale contributo.

Assistere ad una nascita è sempre emozionante perché si è testimoni della perpetuazione della vita. Lo è per gli esseri viventi e lo è anche per gli organismi associativi i quali, proprio per il fatto di nascere, testimoniano quantomeno che  il settore da cui promanano è ancora vivo.

Dai morti non  nasce nulla, questo è certo.

Così è con molta speranza che vi do testimonianza della nascita di una nuova entità che emerge dal mondo venatorio nazionale, nell’intento di dare ai cacciatori, ma anche ai cittadini che cacciatori non sono, risposte che altri organismi sembra non riescano più a dare con sufficiente efficacia.

Vi dico dopo di cosa si tratta , perché prima vorrei fare alcune considerazioni.

Che l’associazionismo ambientalista e venatorio sia in crisi non c’è ormai dubbio alcuno. Di solito queste crisi nascono dal fatto che non esiste ricambio sufficiente ai vertici di queste organizzazioni, ma anche dall’assenza di validi interlocutori nel mondo politico-amministrativo.

Il momento politico in cui si dibatte il paese, con partiti e movimenti politici dotati di leadership di livello bassissimo, rendono difficile qualsiasi forma di comunicazione con la politica a cui necessariamente anche il settore venatorio deve riferirsi, perché è lì che nascono le leggi, comprese quelle della caccia.

Se nessuno ti ascolta oppure se colui che hai di fronte non riesce a capire ciò che dici, oppure se non riesce a distinguere le persone serie da quelle che hanno solamente interessi personali, che senso ha parlare?

Così la caccia, ma soprattutto la tutela della fauna e dell’ambiente, si trovano in una difficile situazione, bersagliate da campagne che fanno perno sull’emozione dei fatti contingenti e da campagne di stampa basate sull’ignoranza e sul travisamento delle cose.

Il punto basso della sinusoide, insomma.

Ecco dunque, per tornare all’inizio, che essendoci pur sempre i volenterosi che non si rassegnano a sprofondare nelle palude, vi dico che il 28 Gennaio scorso, a Bologna, sono state poste le basi dell’UNCAA, Unione nazionale Cacciatori degli Appennini e delle Alpi.

Un sodalizio che risponde all’esigenza che già da un paio d’anni, da cacciatore di vecchia data ma ancor più da cronista con un naso allenato da oltre 30 anni di professione, avevo individuato come presente nel mondo venatorio.

Tanto da farci un articolo proprio su questa rivista intitolato, come credo molti ricorderanno, “U.R.C.A. salvaci tu”.

Vi si descriveva la situazione drammatica dell’associazionismo venatorio e si lanciava un appello all’U.R.C.A. chiedendo che si aprisse anche ai cacciatori alpini, attribuendo loro la copertura di un’associazione benemerita non puramente venatoria ma principalmente ambientalista, riconosciuta come tale dal Ministero dell’Ambiente.

Un sodalizio che unisse, in tal modo, le forze disperse dei migliori di coloro i quali vivono la loro passione sulle due dorsali montuose che caratterizzano il 90% del territorio italiano.

Alpi ed Appennini, insomma, vale a dire gli unici ecosistemi ancora integri nel nostro paese, visto che delle pianure, un tempo fertili per l’agricoltura e la caccia, si è impadronito il selvaggio e dissennato mostro chiamato “Consumo del Territorio”, con le sue due figlie perverse “Urbanizzazione e Cementificazione”.

Un fenomeno che oggi costituisce la principale fra le emergenze ambientali.

Tutti voi, che ci leggete, sapete com’è andato a finire quell’appello.

Dopo un lungo periodo di attesa U.R.C.A. ha risposto picche.

Non solo, ma da quell’articolo io rimediai addirittura una querela da parte del presidente di Federcaccia del Friuli Venezia Giulia, l’avvocato Paolo Viezzi.

Querela che, come ho avuto modo di riferirvi, finì nel nulla perché il magistrato archiviò la pratica rilevando che le affermazioni contenute nell’articolo erano veritiere e  in nessun modo offensive. L’articolo aveva però lanciato nell’aria dei semi che non erano tutti caduti nell’aspro cemento.   Uno di essi aveva infatti trovato una crepa apertasi proprio nell’U.R.C.A. Nazionale, all’interno della cui struttura avevano iniziato a manifestarsi delle divergenze in merito alle quali non entro, perché non le conosco, non mi riguardano e la questione esula da ciò che stiamo dicendo.

Basti dire che la crepa c’era e si stava allargando per conto suo.

Il semino che vi si annidò non fece altro che approfittare del terreno fertile messo allo scoperto. Così quel seme ora è maturato e ha dato luogo ad un nuovo sodalizio, una confederazione per essere precisi, di cui vi avevo già annunciato la possibile nascita.

I soci fondatori sono i seguenti: Accademia di Sant’Uberto, U.R.C.A. Piemonte, Circolo Friulano Cacciatori, Unione Regionale dei Cacciatori di Selezione del Friuli Venezia Giulia, U.R.C.A. Lombardia, Associazione degli Operatori della Gestione Faunistico-Venatoria della Provincia di Brescia, U.R.C.A. Cremona, U.R.C.A. Lodi, U.R.C.A. Toscana, U.R.C.A. Arezzo, U.R.C.A. Siena.

Sono stati chiamati a comporre il Consiglio Direttivo i sigg. Gabriele Meacci, Romano Zampi, Fausto Bongiorni, Marco Buzziolo, Giorgio Beolchini, Matteo Lavarello, Francesco Gioia, Luciano Sangiovanni, Paola Pivato, Danilo Vendrame, Riccardo Pascolini, Loriano Masini e sono già stati indicati quali componenti il Collegio dei Revisori e dei Probiviri i sigg. Giovanni Rongione, Nicolò Campodonico e Maurizio Topini.   Il comitato scientifico coinciderà con quello dell’Accademia di Sant’Uberto coordinato dal Dott. Silvano Toso per diretto incarico di ISPRA.

Lo statuto precisa che il patrimonio culturale essenziale al quale UNCAA intende riferirsi è costituito dal “Manifesto dell’U.R.C.A.” e che il nuovo organismo intende caratterizzarsi quale associazione di tutela ambientale, della fauna selvatica in genere, della ruralità e degli ambienti e della fauna tipici, nonché della cultura che tutto ciò esprime.

A ricoprire la carica di primo Presidente dell’ UNCAA è stato chiamato Fausto Bongiorni, Presidente dell’Accademia di Sant’Uberto, il quale ha messo a disposizione l’incarico per consentire che venga svolto a turno da ciascuno dei sodalizi fondatori attraverso il responsabile da essi designato.

Lo stemma è costituito dal marchio dell’Accademia di Sant’Uberto con l’indicazione “UNCAA” .

Ecco qui ciò che dovevo riferirvi, ovviamente per sommi capi.

E’ stato comunque aperto lo spiraglio al soffio di vento di cui accennavo in un editoriale di qualche numero fa, far sì che questi spiffero si trasformi in un soffio di vento impetuoso,  a riattizzare il fuoco della buona caccia, onesta, scientificamente e tecnicamente corretta.

Primi obbiettivi, oltre ai corsi per cacciatori che da sempre caratterizzano l’Accademia di Sant’Uberto e gli altri membri della confederazione, da un lato la presa di coscienza che esiste un insidioso movimento di pressione ormai palese che intende abolire l’articolo 842 del Codice Civile che consente ai cacciatori l’accesso ai fondi privati e, dall’altro, la necessità di affrontare finalmente in modo serio e non raffazzonato la modifica alla Legge 157.

L’UNCAA può contare su professionalità di primissimo piano sia in materia venatoria che in campo giuridico e saprà costruire e presentare alla politica nazionale una proposta di legge articolata, efficace e moderna.

Questi i primi impegni concreti sui quali il nuovo sodalizio intende operare.

Marco Buzziolo

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