Quella più a suo agio, ieri, era la tigre siberiana, che avrà pensato di essere tornata nel suo habitat tra le montagne asiatiche, dove la temperatura scende spesso sotto i cinque gradi. Ha fatto una lenta passeggiata nel suo ampio recinto, poi è sparita con uguale solennità. I macachi del Giappone, invece, si sono divertiti come bambini a ingaggiare una battaglia con le palle di neve, rapiti da quella novità candida e gelata.
Istantanee dal Bioparco di Roma, dove gli animali si sono ritrovati circondati da un’inedita coltre bianca: bisonti, cammelli, elefanti, tigri. Tutti fuori, a godersi lo spettacolo, mentre sono rimasti al riparo nelle loro cucce riscaldate gli uistiti pigmei, le scimmie più piccole al mondo che per sopravvivere devono tenere una temperatura corporea di almeno venti gradi.

Già, il gelo è arrivato anche per i quattrozampe. Precipitati tutti, da ogni latitudine, alla temperatura dell’orso bianco e delle foche. Ma se al Bioparco è scattata un’eccezionale macchina di accudimento (otto guardiani a dormire sulle brandine per rispondere a ogni esigenza, distribuzione straordinaria di ciboipercalorico, e chiusura della struttura oggi al pubblico), l’allarme è per tutti quegli animali che non hanno così solerti angeli custodi.

A cominciare da quelli selvatici, sorpresi dall’ondata di gelo arrivata nel momento peggiore, quando avevano cominciato – in anticipo – il ciclo della riproduzione. Allarme noto, ormai: il surriscaldamento globale ha innescato una rivoluzione delle specie, che iniziano a sfornare uova e cuccioli quando ancora è inverno pieno e non c’è cibo per nutrirli. Roba da fare impazzire l’ecosistema, decine di specie sono a rischio. «E proprio nel bel mezzo della riproduzione anticipata – spiega Carla Rocchi, presidente dell’Enpa, l’Ente nazionale di Protezione animali che è la più antica associazione italiana, fondata nientemeno che da Garibaldi – è arrivata la tempesta. Le uova non riescono a schiudersi e chi è già nato non ha risorse per sfamarsi». Un disastro annunciato.

Sono in prima linea, i duemila volontari dell’Enpa, per salvare gli animali migrati in massa dal Nord verso la Riviera ligure, alla ricerca di temperature più miti. Quelli della sede di Savona, una delle 150 sparse in tutta Italia, hanno trovato una beccaccia, solita abitatrice dei boschi, assiderata in via Verdi, in centro città. Mentre un tasso, pure stremato dal freddo, è stato recuperato a Bergeggi, nell’area protetta regionale. Ieri è stato un continuo soccorso di piccoli uccelli intirizziti lungo tutta la Riviera: i volontari li raccolgono, li rifocillano, li ricoverano in luoghi caldi, per poi liberarli quando staranno meglio e il tempo sarà migliorato.

Ma l’appello è esteso anche ai cittadini, «che hanno la possibilità – aggiunge Carla Rocchi – di salvare la vita a moltissimi uccelli». Come? Allestendo piccoli ricoveri nei balconi, nei giardini privati e condominiali, «ricordandosi però di rifornirli sempre di cibo, perché altrimenti i volatili si disorientano». Per i più coraggiosi e generosi, l’invito è a depositare nei boschi ortaggi e tuberi per nutrire caprioli, cinghiali e daini, un modo comunque per tenerli lontani dalle zone coltivate o dalle città. Ne sanno qualcosa i contadini e gli allevatori delle montagne siciliane alle prese con l’emergenza dei «cinghiamaiali», ibridi aggressivi che con il freddo scendono a valle in cerca di cibo.

Ma è tutto un bollettino di interventi, dal Nord al centro, mentre la Lav – La Lega antivivisezione – lancia l’allarme circhi: «Coloro che non garantiscono temperature adeguate e sistemazioni idonee per gli animali sono passibili di denuncia per maltrattamento», dice. A Campobasso si lavora sul tetto di un canile che rischia di crollare sotto il peso della neve, a Reggio Emilia il Corpo forestale soccorre un pastore tedesco abbandonato al gelo dal proprietario, a Caserta le guardie zoofile dell’Enpa faticano per raggiungere i paesi montani isolati per portare foraggi ai cosiddetti «animali da reddito»: mucche, capre, pecore, che rischiano di restare a stecchetto. Anche perché – denuncia Giulio Gavino Usai, il responsabile economico di Assalzoo, l’Associazione nazionale che riunisce i produttori di alimenti – «il 30 per cento dei mangimi è fermo da due giorni a causa dei blocchi della circolazione disposti per l’emergenza neve. E molti allevamenti hanno finito le scorte». Beati gli scimpanzé del Bioparco di Roma, che stamattina avranno a colazione tè e orzo caldi. Come principi.

Tratto da: LaStampa

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