Tutelare la biodiversità e le attività produttive presenti sul territorio attraverso gli strumenti contenuti nel Piano Regionale Agricolo Forestale approvato dalla Regione Toscana. Su queste basi è stato siglata ieri l’intesa tra Coldiretti Toscana e Federcaccia Toscana che sancisce il rafforzamento del rapporto tra il mondo dell’agricoltura e il mondo della caccia, due mondi “erroneamente messi in contrapposizione – ha sottolineato Tulio Marcelli, presidente della Coldiretti aretina e toscana – e che invece vogliono fortemente collaborare per creare un nuovo modello per governare fauna e ambiente salvaguardando le attività agricole.

La caccia – hanno sottolineato – è un pezzo importante della cultura rurale. Dove è presente una densità fuori controllo di ungulati la biodiversità sparisce”. La Coldiretti di Arezzo, attraverso le parole di Tulio Marcelli, tiene a sottolineare che “L’accordo non è chiuso o esclusivo tra i due firmatari, anzi, al contrario, è assolutamente ‘ad inclusione’, il che significa che è aperto tutte le altre associazioni, sia agricole sia venatorie, che condividono il percorso individuato”. Ciò consentirebbe di “dare a questa importante iniziativa – insiste Marcelli – anche maggior peso ed incisività”. Sono la salvaguardia della biodiversità insieme alla tutela delle attività produttive agricole e forestali i principi che ispirano l’accordo sottoscritto dalle due associazioni e che avrà presto ricadute anche a livello provinciale e quindi anche sul territorio aretino: “Finalità per le quali sono essenziali diverse condizioni – hanno spiegato i firmatari – fra cui il pieno rispetto dei criteri e degli indirizzi del Praf in ogni Provincia, l’effettiva attuazione della gestione su tutto il territorio comprese le aree in divieto di caccia, il coerente svolgimento da parte degli Atc del ruolo e delle competenze loro affidati anche in virtù della fase di rinnovo dei suoi componenti”. In sostanza Coldiretti e Federcaccia si preparano ad esercitare “una forte azione di pressione nei confronti delle amministrazioni provinciali che sono obbligate, come previsto dal Praf, ad attivare le azioni necessarie, entro 48 ore dalla segnalazione, per la prevenzione ed il contenimento dei danni alle colture anche con azioni nelle aree in divieto di caccia utilizzando cacciatori abilitati e squadre di pronto intervento”. Nella piattaforma Coldiretti e Federcaccia usano parole di l’apprezzamento per i contenuti del Praf alla cui elaborazione le due associazioni hanno fortemente contribuito, sottolineando però anche “l’impegno di spingere sull’acceleratore per dare risposte immediate alle situazioni critiche per i danneggiamenti all’agricoltura ad opera degli ungulati e di operare da subito affinché gli organi competenti (Province ed Atc) mettano a punto meccanismi che consentano di organizzare, secondo i modi ed i tempi disposti dalla Legge e dal Praf, l’intervento delle squadre e dei cacciatori abilitati”. Bocciata, ma non è una novità la “logica del risarcimento per i danni subiti”: una logica “perdente – secondo le due associazioni – ed uno spreco di risorse che potrebbero essere destinate, una volta riportata la densità a livelli sostenibili, per la gestione del territorio”.
Tratto da: Arezzonotizie

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