Imperia – I lupi hanno preso fissa dimora nell’entroterra ponentino. Dopo mesi di indagini, di appostamenti e di ricerche alla fine la costanza di due agenti della Polizia provinciale, Ivo Alberti e Maurizio Fabrini collaboratori del Progetto lupi della Regione Liguria, è stata premiata. La videocamera ha “immortalato” un nucleo familiare, ovvero un branco di tre lupi in un’area compresa nell’alta valle Arroscia e nell’alta valle Tanarello, una zona di circa 12 mila ettari.

«Adesso possiamo essere sicuri dell’esistenza e della permanenza di questi animali sul nostro territorio – sostiene Paolo Leuzzi, assessore provinciale anche alla vigilanza – E dovremo tenere conto della loro presenza, con interventi urgenti e incisivi e con una maggiore decisione nel mettere in atto azioni di prevenzione e di indennizzo per gli allevatori danneggiati». Per questo motivo l’amministrazione provinciale e l’ente Parco Alpi Liguri hanno sottoscritto un protocollo d’intesa dando vita ad un fondo di 6 mila euro mettendo per risarcire gli allevatori danneggiati dalle incursioni dei lupi nello scorso anno. Non è, purtroppo, una somma adeguata alle necessità – lo ammette anche l’assessore – ma è la massima disponibilità finanziaria disponibile al momento e rappresenta il primo passo della “presa di coscienza” del problema da parte degli enti istituzionali. Un fatto nuovo, quello dell’esistenza del branco, che impone un radicale cambiamento anche per gli allevatori.

«In questa situazione ormai accertata – avverte Maurizio Fabrini – è assolutamente necessario che gli allevatori modifichino la gestione delle loro bestie tornando ai sistemi del passato: mucche, pecore e capre non possono più essere lasciate allo stato brado ma devono essere radunate in modo da poterle controllare». In questa nuova ottica si impongono i sistemi a disposizione. «Servono i dissuasori che tengano lontani i lupi – spiega Ivo Alberti – Gli allarmi acustici, i recinti elettrificati ed anche e soprattutto i cani maremmani posso essere lo strumento per evitare o limitari i danni delle loro incursioni».

I dissuasori sono diventati una assoluta esigenza anche perché gli allevatori, per poter vivere della loro attività, hanno dovuto aumentare il numero dei capi che dai tradizionali 80 sono aumentati almeno a 200. Ma questi animali selvatici non aggrediscono soltanto le mandrie: pochi giorni fa sono state trovate le carcasse di un cinghiale nella zona del Santuario di Rezzo e di un camoscio nell’area di Collabassa con i segni evidenti dell’intervento dei lupi. L’obiettivo finale, insomma, è un entroterra popolato da animali selvatici, “gestiti” ognuno con il rispetto dovuto considerato che, come afferma Alberti, il lupo esiste perché esiste la fauna selvatica e, come tutti i predatori, è opportunista ed attacca le prede più deboli ovvero gli animali dispersi sul territorio e non controllati. «Dobbiamo giungere ad un livello di equilibrio – conclude Leuzzi – L’attenzione all’ambiente presume anche il rispetto di tutti gli animali selvatici: in questo caso dobbiamo puntare sulla felice convivenza tra pastori e lupi».

Tratto da: IlsecoloXIX

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