Roma, 20 apr – La gestione faunistica del territorio, nell’ambito della Foresta del Cansiglio, in Veneto, non può prescindere da rigorose valutazioni tecnico-scientifiche.  E’ appurato, infatti, che la popolazione di cervi, solo in parte naturale, ha visto negli ultimi 30 anni una progressiva crescita non contrastata dai predatori naturali. Questa massiccia presenza ha provocato una pressione sull’ambiente, superiore alla sostenibilità ecologica, con danni evidenti al soprassuolo forestale (il danno agli apici vegetativi determina grosse difficoltà per la rinnovazione con il rischio di compromettere il futuro della foresta) e alle attività zootecniche sui pascoli del Cansiglio, per la sottrazione di foraggio da parte degli ungulati.

Dal 2006, per analizzare il problema legato ai cervi in Cansiglio, è stato istituito il “Centro Faunistico del Cansiglio”, coordinato dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (ora ISPRA).

A seguito del censimento, del monitoraggio e delle acquisizioni di conoscenze del Centro Faunistico, nel 2009 Veneto Agricoltura ha predisposto una proposta preliminare di Piano di controllo del cervo, che ha unificato le principali richieste di intervento gestionale dell’area e ha individuato le linee d’intervento per il contenimento e la mitigazione degli impatti sull’ambiente del cervo e le basi di ricerca per il successivo piano di gestione a regime.

Il contenimento delle popolazioni in esubero di ungulati è una scelta gestionale obbligata per garantire la conservazione degli habitat e il mantenimento degli equilibri tra le diverse componenti degli ecosistemi. Le ipotesi di cattura e di traslocazione di cervi su larga scala verso altri territori è praticabile in misura limitata poiché la specie è in espansione sull’arco alpino e su gran parte dell’Appennino. Si creerebbero così altrove le condizioni per lo sviluppo di analoghe problematiche.

La necessità di procedere ad abbattimenti selettivi (Piano di controllo del cervo nel comprensorio del Cansiglio) è sostenuta, secondo le disposizioni di legge in materia, dal parere dell’ISPRA. L’Istituto ritiene “accettabile l’entità e la struttura del piano di prelievo proposto nonché le modalità di realizzazione da effettuarsi esclusivamente attraverso la caccia di selezione…” ribadendo inoltre “come la suddetta forma di caccia sia l’unica in grado di garantire il rispetto della struttura del piano proposto e di limitare il disturbo arrecato alla fauna”.

Il ruolo del Corpo forestale dello Stato è limitato ad una rappresentanza in un gruppo tecnico di coordinamento operativo del Piano di controllo del cervo, istituito da Veneto Agricoltura, ente gestore individuato dalla Regione Veneto.

Nessun appartenente ai ruoli del CFS parteciperà agli abbattimenti previsti dal Piano ma, come in passato, il personale sarà coinvolto nell’attuazione di sistemi di dissuasione non cruenti, basati sul lancio di dardi esplodenti, per allontanare gli ungulati dalle zone di pascolo.

La Foresta del Cansiglio, si estende in parte nel Veneto ed in parte nel Friuli-Venezia Giulia. Dopo i trasferimenti al demanio regionale fatti nei decenni passati, ricade nelle competenze gestionali dello Stato soltanto la Riserva Naturale Statale di Campo di Mezzo-Pian Parrocchia (669 ha.). Quest’area protetta, amministrata dall’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del CFS di Vittorio Veneto, è una piccola porzione del comprensorio del Cansiglio (83.537 ha.) e non è inserita nelle aree sottoposte alle operazioni di abbattimento selettivo.

Tratto da: Agenparl

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Fauna selvatica: le problematiche connesse alla popolazione di cervi nella foresta del Cansiglio, 10.0 out of 10 based on 1 rating