TRIESTE. Lo scorso anno oltre 200 animali selvatici della provincia triestina sono finiti sotto le ruote di automobili o dei treni. Si tratta per la maggior parte di caprioli, ma anche cinghiali, tassi, volpi e addirittura qualche cervo. Nel conteggio non risultano centinaia di ricci e mici che ogni giorno trovano la morte lungo le tante strade provinciali. Questi numeri sono stati forniti dalla Federcaccia Provinciale che ha presentato a Jamiano, in provincia di Gorizia, la tradizionale mostra dei trofei degli ungulati prelevati dai cacciatori triestini durante la trascorsa stagione venatoria. I soci agiscono nelle dodici riserve che compongono il 13° Distretto “Carso” attraverso la caccia di selezione. «L’obiettivo di tutti deve essere la tutela del territorio e la sua gestione – afferma il presidente provinciale della Federcaccia Fabio Merlini -. I cacciatori da sempre svolgono nel nostro comprensorio un ruolo importante che è quello della gestione e del monitoraggio delle diverse specie». Nel comprensorio triestino sono i caprioli (2mila circa i capi esistenti) e i cinghiali (800 unità) gli animali selvatici più diffusi.

Durante il periodo venatorio 2011–2012 sono stati 361 i caprioli prelevati, rispetto ai 490 previsti dai piani di abbattimento regionali, probabilmente a causa dell’urbanizzazione e parcellizzazione del territorio e dalla presenza consistente del cinghiale. Questi, i prelevati sono stati 312 rispetto ai 577 previsti. La diminuzione dei prelievi – secondo la Federcaccia – dipenderebbe dalla concentrazione dei cinghiali a ridosso delle aree urbanizzate, dove essi trovano rifugio, protezione e cibo. I cacciatori hanno poi abbattuto tre esemplari di camoscio, un centinaio di capi è presente nelle riserve di Duino e in quelle confinanti con la provincia di Gorizia. Cresce pure la popolazione dei cervi, circa una ventina di capi, avvistati soprattutto nelle aree boschive a cavallo dei confini. Diverse le segnalazioni anche per lo sciacallo colto non solo da osservazione diretta ma anche da “fototrappolaggio”. Il lupo è stato avvisato nella parte orientale della provincia, nella zona del monte Cocusso. Un esemplare chiamato “Slavc”, marcato dall’Università di Lubiana con un radio collare monitorato da satellite, è stato avvistato in provincia di Verona, nei Monti Lessini. Lì vi è giunto dopo aver attraversato Carinzia, Stiria e le provincie di Bolzano, Trento e Belluno. «La rassegna dei capi abbattuti – sostiene Merlini – è un momento di massima trasparenza nei confronti della comunità e degli enti pubblici su come viene gestito il patrimonio faunistico sul territorio. Per ogni animale prelevato viene presentato il dato biometrico, suddiviso per specie e riserva di caccia, con i diagrammi corrispondenti a densità di prelievo e proporzione degli abbattimenti per classi di sesso e età». Va ricordato che l’attività venatoria relativa al capriolo e al cinghiale verrà aperta il 15 maggio e si concluderà il 15 gennaio 2013.

Maurizio Lozei

Tratto da: ilpiccolo

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