IL FENOMENO. Catturato e liberato un esemplare di un anno a Magré. Un altro è finito in una recinzione a Poleo. Due sono stati travolti da auto alle porte di Malo e Montecchio Maggiore. «Ce ne sono 4 mila e i camosci li fanno scendere»

Un capriolo che gironzola per il centro di Magrè, salta dentro una villa con parco di via Camin e fa dannare tutti quanti per la cattura, un altro finito impigliato in una rete nella zona residenziale di Poleo. La montagna in città, si potrebbe sintetizzare con uno slogan caro da queste parti. Ma quella di ieri è stata una giornata campale per la Polizia provinciale, che ha recuperato la carcassa di un ungulato, travolto da un’auto in località Calcara, fra Monte di Malo e Malo, un altro in un’arteria trafficata di Montecchio Maggiore. E ne ha salvato infine un altro, una femmina di circa un anno, spersa fra le case di Castello di Arzignano.  Per quanto riguarda gli esemplari scledensi, catturati e liberati in collina, pare che il fenomeno sia destinato ad accentuarsi a causa della presenza di circa 4 mila capi nella fascia pedemontana e della presenza a quote sempre più basse di gruppi di camosci, gli ultimi avvistati ad Enna, frazione di Torrebelvicino, che spingerebbero verso valle i “cugini” caprioli, scalzandoli dal loro habitat naturale. Così si ritrovano a vagare in ambienti sconosciuti e spesso ostili, fra mille pericoli. Dopo quello spaurito e circondato dagli studenti nella fontana in piazza a Thiene, ora ecco due casi scledensi avvenuti nel giro di poco tempo. Dapprima quello finito impigliato nella recinzione di un parco, sotto gli occhi ammirati ma anche spaventati di tanti bambini. Ed ora quello del maschio di un anno, finito chissà come dentro l’ampio giardino di una casa di Magrè, dopo aver scavalcato con un acrobazia un antico muro alto circa due metri e mezzo. Altre spiegazioni non ci sono, come conferma Dorino Stocchero, agente della Polizia provinciale: «Ci siamo chiesti anche noi come possa essere finito là ma prima era stato avvistato fra le case del centro magrediense ed è probabile che sia stato spaventato dall’interesse che ha provocato fra i residenti. L’esemplare, con trofeo a sei punte, è stato catturato non senza qualche difficoltà: dapprima è stato avvolto in una rete, addormentato e poi portato a braccia fuori dal parco e fatto accomodare in un furgone per essere poi liberato a Monte Magré.  Un’operazione eseguita davanti a decine di sguardi curiosi, anche se interventi di questo tipo potrebbero diventare abituali se il fenomeno continuerà: «Purtroppo la discesa in città degli ungulati, oltre ad essere estremamente pericolosa per gli animali stessi, crea allarmi per la viabilità, come è accaduto in Calcara dove l’automobilista se l’è trovato davanti improvvisamente e non ha potuto evitarlo ma ha comunque effettuato una manovra rischiosa che poteva farlo finire contro un albero», spiega Stocchero.

Mauro Sartori

Tratto da: Il Giornale di Vicenza

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