Siamo nel Parco regionale della Maremma, area protetta di 9.800 ettari giudicata tra le più importanti in Europa

MONTI DELL’UCCELLINA (GROSSETO) – E poi a un certo momento ti ritrovi in un prato. Erba alta, secca, querce sempreverdi sparse, sembra una savana. Ed è a quel punto che vedi i daini. Decine di daini, centinaia sparsi ai lati della radura, in mezzo, sotto gli alberi. Alcuni scappano, altri ti guardano… e mica corrono via, no, restano lì, tranquilli. Una scena che ha del surreale: qui non siamo in un «parco safari», o in un’altra di quelle parodie di Natura che altro non sono che zoo mascherati, dove animali ormai domati recitano la parte del Bambi di turno. No, questi sono animali liberi, selvaggi, animali veri, e ce n’è a profusione, a 20 metri da te e anche meno. Eppure non scappano, e ti guardano come a dirti «mi fido di te, ma porta rispetto, questa è casa mia». O forse non è di te che si fidano, ma dello sguardo mite del cavallo che ti accompagna nella loro radura. Sono i daini del Parco regionale della Maremma, area protetta di 9800 ettari giudicata tra le più importanti in Europa sia per caratteri naturalistici, sia per il grado di integrazione che è stato raggiunto, al suo interno, tra attività economiche e iniziative di studio e salvaguardia ambientale e territoriale.

Come in ogni area protetta, infatti, la normativa nazionale sui parchi (394/91) e le leggi regionali (dalla 49/95 in poi) individuano zone a diverso grado di protezione, alternando contesti in cui la tutela è assoluta a zone dove l’iniziativa imprenditoriale, l’agricoltura, l’edilizia e il commercio godono di spazi di insediamento e crescita, sia pure aderendo a stretti canoni di sostenibilità. E gli itinerari a cavallo alla scoperta delle eccellenze naturalistiche locali (ma anche di quelle storico-archeologiche, su cui sono in corso progetti di ricerca degli atenei di Pisa e Siena) costituiscono una delle più ambite attrazioni: a gruppi di 3-8 persone, accompagnati da guide (da 21 a 100 euro, info 0564/407098), è offerta una varietà di itinerari a prevalente impronta naturalistica (le paludi delle Macchiozze), storico-culturale (la millenaria abbazia di san Rabano), ma anche la possibilità di esplorare ambiti di confine tra habitat naturali e umani come gli uliveti, i canali di bonifica, le pinete granducali. Raggiungibili a cavallo anche le spiagge di Cala di forno (nuovo itinerario, aperto entro maggio) e di Collelungo, nelle cui vicinanze sorgono grotte dove ricercatori dell’università di Pisa hanno attestato la presenza, 40000 anni fa, di popolazioni di uomini di Neanderthal.

Natura, cultura e storia in un solo giorno, quindi, cullati dall’ondeggiare di quegli animali, i cavalli, che più che mai hanno contribuito – insieme alle vacche maremmane dalle grandi corna, allevate in stato semi-brado – al lavoro che l’uomo ha fatto per sottrarre all’acqua queste terre ancora in parte acquitrinose. Cavalli, vacche, ma anche daini, caprioli e migratori di ogni tipo (tra le tante specie ospitate in questo crogiuolo di biodiversità) che facilmente si osservano, a frotte, anche accanto alle strade che da Alberese portano al mare. Ma è lontano dalla luce, il vero splendore: radure nascoste nel folto del bosco, dove solo i cavalli e le guide sanno arrivare, ospitano ancora oggi una vera Arcadia perduta, in cui gli occhi dell’uomo, del cavallo e del daino si incrociano senza rabbia, senza fame e senza paura. Un luogo dove l’età dell’Oro non è ancora finita, dove la diffidenza muta in fiducia, e dove l’unico suono che senti, a parte il calpestio degli animali, è quello del vento, che transitando dal mare alle querce ti impregna di un odore di macchia, e ti racconta storie di pace.

Riccardo Mostardini

Tratto da: Corriere Fiorentino

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