La Spezia – Questa volta i cinghiali hanno rischiato di combinarla davvero grossa. E per poco non travolgevano Giovanni Marcotti nel suo vigneto della Beccara, sulle alture di Riomaggiore. Che la pressione degli ungulati sul territorio del Parco nazionale delle 5 Terre fosse ai massimi livelli già si sapeva. Le segnalazioni di muretti distrutti, di vecchi sentieri crollati a valle e di orti mandati all’aria a causa delle scorribande dei cinghiali non si contano più, ma questa volta si è superato il limite.

«Ero appena entrato nel mio terreno quando il mio cane è partito a razzo – racconta Marcotti -. Ho capito solo dopo pochi istanti che si era lanciato contro i cinghiali che si stavano rifocillando dei frutti di una pianta di susino. Improvvisamente mi sono trovato faccia a faccia con almeno tre cinghiali che spaventati mi puntavamo a tutta velocità».

Sono stati attimi di paura perché vedersi arrivare addosso bestioni di settanta, ottanta chili di peso non è mai rassicurante. «Non ho avuto altra possibilità che gettarmi nella piana sottostante – prosegue Marcotti – un salto di oltre due metri, per fortuna attutito da una pianta che mi ha fornito di un ramo per ammortizzare la caduta. Di cinghiali ne ho visti almeno tre, ma sicuramente ce n’erano altri più giovani al seguito. Formavano una mandria: oramai non si sa più come difendersi».

Fortunatamente l’uomo non ha riportato ferite nella caduta, ma ha preferito cautelarsi recandosi nella caserma dei carabinieri di Riomaggiore per presentare una denuncia anche per ribadire la gravità del problema. Sembra acclarato che in questi casi il Parco nazionale, come peraltro avviene per la Provincia in tutto il resto del territorio spezzino, sia responsabile degli eventuali danni provocati dai cinghiali entro i confini delle 5 Terre.

Tratto da: Il Secolo XIX

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