Il corpo ritrovato all’alba da un nipote che andava a lavorare nei campi La vittima ha cercato di raggiungere la strada per chiedere aiuto.

VASTO Braccato e ucciso come un cinghiale.

Solo che non era un animale, ma un essere umano. E’ morto dissanguato nella campagne di Casalbordino, centro del Vastese, Gabriele Di Tullio, cinquantaquattrenne del posto, il cui corpo senza vita è stato ritrovato all’alba di ieri in un campo coltivato a vite, olivo e granturco in contrada San Pietro Sud, una stradina interpoderale che dal santuario della Madonna dei Miracoli porta alla Statale 16. Di Tullio, vedovo e padre di due figlie di tredici e venti anni, aveva lavorato alla Sevel di Atessa e attualmente era disoccupato. Domenica sera, dopo aver cenato in famiglia, era uscito di casa con la sua Opel Corsa per recarsi nel podere del fratello a raccogliere pannocchie. Proprio mentre l’uomo era in mezzo al campo, è stato raggiunto da un colpo sparato da un fucile a pallettoni del tipo utilizzato per la caccia ai cinghiali. Il capitano Gianfilippo Manconi, comandante della compagnia dei carabinieri di Ortona, da cui dipende la stazione dell’Arma di Casalbordino, ha confermato che il colpo si è conficcato nella parte superiore della gamba sinistra del cinquantaquattrenne e ha trapassato il corpo, uscendo dall’inguine. Una ferita talmente grave da immobilizzare Gabriele Di Tullio, che ha tentato inutilmente di trascinarsi verso la strada per chiedere aiuto, visto che l’uomo era privo di telefono cellulare. In base ai primi accertamenti medici, la morte sarebbe sopraggiunta per dissanguamento, anche se sarà l’autopsia, disposta per oggi, a chiarire come e quando è avvenuto il decesso. Quel che è certo è che il nipote di Gabriele Di Tullio, recatosi all’alba in campagna con il trattore per irrorare le viti di antiparassitari, ha trovato il cinquantaquattrenne riverso a terra a faccia in giù in una pozza di sangue. Sul luogo dell’omicidio sono giunti, assieme ai carabinieri, il sostituto procuratore della Repubblica di Vasto, Giancarlo Ciani, e il sindaco di Casalbordino, Remo Bello, sconvolto dal gravissimo fatto di sangue. Adesso è caccia all’uomo che ha ucciso Di Tullio. Si ipotizza si tratti di un cacciatore di frodo; gli investigatori ritengono che chi ha sparato, se in un primo momento, al buio e in mezzo alla vegetazione, può aver scambiato il cinquantaquattrenne per un cinghiale, poi però non può non aver sentito le sue grida disperate di dolore. Chi ha premuto il grilletto, forse accidentalmente, è fuggito senza pietà alcuna, senza soccorrere la sua vittima, senza dare l’allarme, lasciando che Gabriele Di Tullio morisse dissanguato. La gente di Casalbordino racconta che la zona scenario della tragedia è molto frequentata da bracconieri che vanno a caccia di cinghiali, e spesso si spingono fin sulla costa. In ogni modo, l’auto-psia, che verrà eseguita nella giornata odierna presso l’obitorio dell’ospedale di Vasto, servirà anche a chiarire se l’uccisione del vedovo cinquantaquattrenne è stata la conseguenza di un tragico errore oppure se si è trattato di un gesto intenzionale.

Tratto da: Il Tempo

Articoli simili:

VN:F [1.9.22_1171]
Voto: 0.0/10 (0 voti ottenuti)
VN:F [1.9.22_1171]
Voto: 0 (da 0 voti)