La Cia di Potenza lancia l’ “allarme cinghiali” nell’area Vulture-Melfese con danni ingenti a colture pregiate e strutture aziendali.
Leonardo Moscaritolo, presidente della Cia territoriale, riferisce di aver raccolto numerose segnalazioni da parte di agricoltori, molti dei quali sono viticoltori, perché dall’area della diga del Rendina, tra l’altro vuota da troppo tempo, i cinghiali si diffondono nel comprensorio.
La preoccupazione è alta tra le comunità locali, oltre che tra i produttori agricoli per la rapida capacità produttiva degli animali che continuano a devastare vigneti e aree ortive. Di qui la richiesta di un Piano di pronto intervento da parte delle istituzioni provinciale e regionale sia perché il ricorso a risarcimenti alimenta un contenzioso destinato a pesare sui bilanci di Provincia e Regione e sia perché le misure di risarcimento previste sono irrisorie rispetto alle distruzioni.
La Cia ricorda che lo scorso anno furono raccolte alcune centinaia di firme tra gli agricoltori e piccoli coltivatori a sostegno della petizione popolare promossa per sensibilizzare gli organi competenti ad assumere misure ed azioni tempestive per far fronte alla grave situazione creata dalla inarrestabile ed incontrollata proliferazione di cinghiali in più zone della regione (Parco Regionale di Gallipoli-cognato, Tricarico-collina Materana, aree della provincia di Potenza). Dopo gli ultimi casi nel Vulture-Melfese si torna a sollecitare la Regione Basilicata ed ai Dipartimenti competenti ad “esercitare in tempi rapidi quanto previsto dall’art. 4 della L.R. 2/95, e precisamente l’attuazione e la pianificazione in materia faunistica venatoria”, mediante il coordinamento dei rispettivi piani provinciali di Potenza e Matera.
A distanza di anni non si comprendono i ritardi circa la incompleta operatività dei piani faunistici venatori provinciali, di certo tale stato di cose non contribuisce a definire una puntuale ed efficace programmazione, sul versante del governo, del controllo, della regolamentazione e gestione sul territorio regionale delle attività e delle iniziative in materia faunistico venatorie. Tale stato di cose genera evidenti disagi ed un diffuso malessere.
Per la Cia non vi sono motivi per procrastinare tale stato di cose, urge attraverso uno sforzo collegiale e con spirito collaborativo rendere operative, efficaci e incisive le norme in materia e soprattutto gli strumenti vigenti in modo da indirizzare e governare realisticamente pianificazione e progettualità nel campo delle attività faunistica e venatoria in Basilicata.
L’esigenza è duplice da un lato per obblighi e vincoli normativi, dall’altro per le interconnessioni tra attività venatorie ed il nostro territorio, per gli evidenti intrecci in campo ambientale, agronomico e rurale, zootecnico, forestale e vegetale, oltre che turistico e ricettivo.
Considerato che tali attività vanno sapientemente calate nei territori salvaguardando i principi di compatibilità, cogestione, integrazione ma soprattutto tramite una puntuale ed efficace pianificazione, che è possibile definire solo attraverso organici, validi e innovativi strumenti di gestione, è necessario adoperarsi per renderli efficaci e funzionali alle esigenze in corso.
Solo se saremo capaci di dotarci di efficaci strumenti di pianificazione -sottolinea il presidente della Cia territoriale Moscaritolo – è possibile dar corso ad adeguate politiche, favorire buone soluzioni, attivare utili progetti, valorizzare e promuovere le nostre risorse, tutelare e preservare il nostro ambiente, le risorse presenti, il loro uso consapevole e sostenibile, in modo da favorire una rinnovata coesione, un effettivo governo dei nostri territori e una migliore qualità dello sviluppo in Basilicata.
Il principale problema che emerge dal territorio, riguarda l’esigenza di attivare da parte delle Province d’intesa con i soggetti gestori, di adeguati e proporzionali interventi nelle aree destinate ad oasi di protezione, Aree protette oltre che nei Parchi. Su tale specifico aspetto nonostante quello che emerge nella legge regionale, ad oggi rileviamo che vi sono delle evidenti ed oggettive carenze, che rischiano di vanificare gran parte del crescente impegno degli Atc e dei Parchi. Il Piano deve definire procedure cogenti tesi a dar vita a piani di contenimento degli ungulati in queste aree, che includano le modalità di esercizio dei poteri sostitutivi in caso di inadempienza o mancato rispetto degli obiettivi da parte degli Enti gestori degli istituti.
Altro segmento altrettanto importante per una corretta e completa gestione faunistica di tutto il territorio regionale in Basilicata riguarda le aree contigue alle aree naturali e protette, considerato che nella nostra regione circa il 25 per cento del territorio è ricompreso in aree protette e sono circa 50 le aree annoverate nel sistema Ue rete natura 2000, si comprende quanto sia rilevante il ruolo e la gestione di tali aree e sulla esigenza di poter contare su appropriata pianificazione di dettaglio, tenendo conto di tutte le attività e le esigenze dei comunità ed operatori a a partire da quelli agricoli e rurali.

Tratto da: La Dea della Caccia

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