Fontanabuona – Abbattono una femmina di capriolo, violando il regolamento sulla caccia. Per questa ragione a un’intera squadra di cinghialisti operante in Fontanabuona è stata tolta la licenza di caccia e per un anno tutti coloro che facevano parte del gruppo non potranno più svolgere l’attività venatoria. È questa la drastica e innovativa decisione presa dalla Provincia di Genova, che ha revocato in blocco le autorizzazioni date alla squadra numero 172, operante nei Comuni di Favale di Malvaro, Lorsica e Rezzoaglio, della quale risultano caposquadra Luigi Dominoni e vice capisquadra Andrea Podestà e Sandro Demartini.

Sia la decisione, sia la pubblicazione della determina che impone lo stop alle doppiette sono salutate con soddisfazione dagli ambientalisti: «Finalmente una decisione inoppugnabile che va a colpire chi non rispetta le norme – dice Angelo Spanò, rappresentante del mondo animalista e già consigliere provinciale dei Verdi – al di là dalle diverse posizioni che si possano avere rispetto alla caccia, che a mio parere va sempre condannata, qui la questione è il mancato rispetto delle norme vigenti. Faccio i complimenti agli uffici provinciali e al commissario Piero Fossati, perché hanno dimostrato di applicare seriamente il diritto».

Nel caso specifico, a provocare il clamoroso atto di revoca è stato il verbale di accertamento di violazione amministrativa dello scorso 5 dicembre (numero 2023/A) consegnato dal servizio di polizia provinciale, cui nello specifico si rinvia, elevato a Luigi Dominoni, capo della squadra 172, in quanto «partecipando ad una battuta di caccia al cinghiale in qualità di capo squadra, come risulta dalla scheda giornaliera della battuta della squadra abbatteva non in forma selettiva e senza autorizzazione una femmina di capriolo. All’atto dell’accertamento l’ungulato risultava già in parte scuoiato ed eviscerato». Con ciò violando la disposizione regolamento per la caccia al cinghiale.

I cacciatori non solo avevano colpito un animale che non poteva essere cacciato, una femmina di capriolo, ma avevano anche intrapreso quelle attività che si fanno abitualmente dopo l’abbattimento (scuoiamento ed evisceramento), mentre in teoria avrebbero dovuto avvisare la polizia provinciale della circostanza di aver impropriamente colpito un selvatico protetto.

Nell’atto provinciale si comunica la sospensione dall’attività venatoria ai sotto elencati componenti della squadra al cinghiale partecipanti alla battuta per un periodo di 12 mesi dalla data di adozione dell’atto: Andreino Boitano, Armando Buonafede, Dario Crino, Roberto Demartini, Sandro Demartini, Elio Dentone, Fabio Dentone, Guido Devisi, Luigi Dominoni, Giuseppe Masera, Remo Masera, Andrea Podestà, Paolo Quaglierini, Andrea Tolmini, Luigi Venturini, Ronny Vigo.

Si tratta di 16 componenti sui 30 totali iscritti alla squadra. Gli unici cui si ritiene di dover esclusivamente applicare la sanzione alla luce della formulazione della normativa e della responsabilità oggettiva derivante dalla presenza degli stessi alla battuta. In passato anche da parte dei dirigenti dell’Atc 2, ambito territoriale caccia del Levante, si era dichiarato in varie occasione la necessità di mantenere un comportamento rispettoso della norma.

Tratto da: Il secolo XIX

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