Una risonanza magnetica e un insolito intervento al cervello per un camoscio trovato in fin di vita sulle montagne di Oulx. E l’animale, ora convalescente, si affeziona a chi l’ha salvato

L’HANNO trovato immobile, lontano dalla sua mamma come il Bambi del cartoon, isolato dal branco, con gli occhi grandi e fissi nel vuoto. Era sperso, impaurito, e cominciava a essere malnutrito. I cacciatori hanno capito subito che doveva avere qualche problema, che quel giovane camoscio accovacciato lungo un sentiero a poca distanza dal paesino di Baume, frazione di Oulx, era in difficoltà, stava per morire, e per una volta non per mano loro. Così, anziché farne una preda facile, hanno chiamato le guardie venatorie.

Era il 3 dicembre. Le guardie hanno contattato gli agenti faunistico-ambientali del servizio di tutela della fauna e della flora della Provincia di Torino per recuperare l’animale in difficoltà e capire come mai si trovasse da solo. Il camoscio, stremato, non ha opposto resistenza alle mani esperte che lo afferravano, anche se avrebbe voluto scappare. Ma così è stato salvato: il cucciolo è entrato nel progetto “Salviamoli insieme”, convenzionato con l’ospedale universitario veterinario.

Dopo averlo visitato, si è capito che il camoscio, un esemplare di sei-sette mesi, aveva qualcosa al cervello, ma per capire esattamente cosa era necessaria una risonanza magnetica, un esame dunque costoso e insolito per un ungulato. In soccorso del cucciolo è arrivato però un veterinario famoso, Offer Zeira, dell’ospedale veterinario di Lodi, che si è offerto di eseguire gratuitamente la risonanza. Le immagini hanno mostrato una situazione incredibile: un enorme ascesso

stava comprimendo il cervello dell’animale rendendolo prigioniero di se stesso. “Forse era caduto e si era conficcato qualcosa nel cranio. La ferita era guarita all’esterno, ma dentro si era creato l’ascesso. A parte respirare, non poteva più fare nulla” ha spiegato Leone Ariemme, responsabile del recupero della fauna selvatica.

Scoperto il problema, non restava che tentare una delicata operazione al cervello. Essendo un neurochirurgo, il veterinario Zeira ha proposto di intervenire lui. “È andato tutto bene  –  ha raccontato ancora Ariemme  –  è fuori pericolo”. Il giovane camoscio, che al momento si trova ricoverato presso la facoltà di Veterinaria a Grugliasco, ora si alza, mangia da solo, reagisce agli stimoli e sembra avviarsi rapidamente a un recupero completo. Ma c’è ancora una cosa che blocca il suo rientro sulle montagne di Oulx: si è affezionato alle persone che si sono prese cura di lui. “Non mostra diffidenza, e questo è un problema. La vita selvatica è dura, e lui per sopravvivere deve perdere la fiducia nell’uomo che l’ha salvato”.

di SARAH MARTINENGHI

Tratto da: Repubblica

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