Lorsica. Con la scusa della caccia di cinghiali, sparavano illegalmente anche ai caprioli. A sventare l’attività di frodo la Polizia Provinciale di Genova in servizio antibracconaggio.

Dopo una serie di indagini ha scoperto e denunciato il caposquadra e i cacciatori partecipanti alla stessa battuta nel territorio del Comune di Lorsica, sui confini della zona di ripopolamento e cattura del Monte Caucaso, zone protette popolate oltre che da cinghiali, da numerosi caprioli e daini e frequentate da alcuni esemplari di lupo, specie particolarmente protetta dalla legislazione nazionale, ma dove la caccia è consentita.

Gli agenti, in borghese e con auto civetta “perché già da tempo – dicono alla Polizia Provinciale – si sospettava che i cacciatori di cinghiali della zona abbattessero illegalmente daini e caprioli nel corso della normale attività venatoria” notavano la strana posizione di alcuni cacciatori e soprattutto di due veicoli. “Sembrava fatta ad arte – dicono i protagonisti dell’operazione – per nascondere a chi si trovava sulla strada provinciale ciò che accadeva al di là delle auto, in particolare che cosa si stesse caricando su un furgone”. Gli agenti hanno così iniziato a perlustrare la zona, scoprendo poco lontano, in corrispondenza di un sentiero, macchie di sangue fresco e peli di capriolo.

Sicuri, a quel punto, che fosse stato compiuto un atto di bracconaggio, gli uomini della Polizia Provinciale hanno continuato le ricerche e vicino all’abitazione del caposquadra dei cinghialisti hanno trovato nella sua auto, non chiusa a chiave, quattro fucili da caccia. Rintracciato il proprietario si sono così fatti consegnare, oltre alle armi rimaste incustodite, il capriolo abbattuto illegalmente di frodo, già scuoiato ed eviscerato. Al caposquadra sono stati contestati i reati di esercizio di caccia al capriolo in periodo di divieto e omessa custodia di arma da fuoco e munizioni e tutti i componenti della squadra presenti alla battuta al cinghiale della giornata in cui è
stato abbattuto il capriolo, sono stati denunciati per concorso nell’esercizio di caccia al capriolo in periodo di divieto.

“Il bracconaggio ai danni del capriolo nel levante della provincia di Genova è particolarmente dannoso da un punto di vista naturalistico – dicono alla Polizia Provinciale – perché rallenta il naturale processo di espansione della specie da ponente a levante e ne ostacola l’insediamento.”

Tratto da: Genova 24

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