L’elegante cittadina all’estremità di Long Island ipotizza la caccia con l’arco per ridurre la popolazione degli animali selvatici ma gli ambientalisti danno battaglia

Sull’isola di Long Island i cervi dalla coda bianca risiedono dall’epoca delle tribù amerinde ma negli ultimi anni si sono moltiplicati al punto da spingere la cittadina di East Hampton a valutare l’ipotesi di consentire la caccia con l’arco per tutelare sicurezza e salute dei residenti.

La “guerra dei cervi” è iniziata quando il consiglio cittadino ha redatto un “piano d’azione” per rispondere alle richieste delle famiglie locali che lamentano intrusioni nelle case, distruzione dei giardini, incidenti stradali e soprattutto la moltiplicazione di infezioni sanitarie come il fastidioso “lyme desease”. Il piano quinquennale redatto in 30 pagine, e firmato dal consigliere Dominik Stanzone, prevede un “attacco su più fronti” per “arginare la sovrapopolazione di cervi” ovvero: censimento degli animali, riduzione delle aree boschive dove vivono, castrazione chimica di un consistente numero di esemplari, permesso di dargli la caccia con l’arco e, se ciò non dovesse bastare, anche con le armi da fuoco – e da parte dei non residenti – a partire dall’imminente nuova stagione venatoria. Il piano per la “guerra ai cervi” costituisce una brusca inversione di tendenza da parte dell’elegante cittadina di East Hampton, nota per la sensibilità all’ambiente fino al punto da limitare al minimo l’illuminazione notturna delle strade proprio per non disturbare la vita della fauna selvatica. Gli animalisti di “Peta” minacciano di marciare sulla città e fare da scudo ai cervi “contro proiettili e frecce” prospettando una stagione di proteste in una delle località degli Hamptons che più vivono grazie ad un turismo molto selezionato. Zachary Cohen, portavoce del “Nature Preserve Committee” di East Hampton, propone una soluzione di compromesso: “Consentire la caccia al cervo ma solo con l’arco e ai residenti” limitando così di molto la minaccia nei confronti di animali che restano legati, da generazioni, alle tradizioni locali. Ma Ellen Crain, che guida il “Group for Wildlife” agli Hamptons, parla di “scelte non etiche” basate su “falsità” perché “gli incidenti stradali vengono causati dall’eccesso di velocità degli automobilisti e non dai cervi” mentre il “lyme desease” è “sempre esistito in campagna e non sono certo i cervi gli unici colpevoli”. Resta il fatto che dal 2009 sono oltre 440 i cervi ad essere stati uccisi da auto, causando altrettanti incidenti, e dunque la pressione locale a favore di contromisure si fa sentire. Da qui l’ipotesi che il compromesso finale possa essere il debutto della caccia con arco e frecce “proprio come facevano le tribù indigene” come si legge nel piano di East Hampton. Ma Bob Silverstone, fra i più combattivi attivisti pro-cervi a Long Island, obietta: “E’ ben documentato il fatto che almeno il 50 per cento dei cervi colpiti da frecce lanciate con l’arco muoiono dopo aver sanguinato a lungo, andando incontro a una fine lenta e dolorosa paragonabile ad una tortura”. Come dire: sarebbe la soluzione più barbara. Lo scontro, di opinioni e valori, è aperto. Entro metà gennaio il consiglio di East Hampton farà sapere come ha deciso di risolvere la crisi dei cervi dalla coda bianca.

maurizio molinari – corrispondente da new york

Tratto da: La Stampa

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