Nell’appuntamento settimanale di Radio Gold dedicato alla Lav, Lega Anti Vivisezione, abbiamo approfondito la condizione del capriolo, un ungulato selvatico, patrimonio importante per la Regione Piemonte da tramandare alle generazioni che verranno.

La conoscenza della nostra fauna, degli agro-ecosistemi che la ospitano e delle attività umane che interagiscono con essa è fondamentale per tutelare la biodiversità e gestirla adeguatamente; alcune specie risiedono qui da millenni mentre altre sono state introdotte dall’uomo, anche in tempi recenti.

Il cervo, il daino, il capriolo, lo stambecco, il muflone e il cinghiale popolano i nostri boschi e le nostre montagne.

Il capriolo è diffuso dalla Penisola Iberica alle coste del Mar Caspio in Iran; manca in nord africa, la distribuzione pressoché continua nell’Europa centro orientale è piuttosto frammentata nell’area mediterranea.

In Italia in seguito a reintroduzioni e a colonizzazioni spontanee il capriolo è attualmente ben distribuito e localmente in aumento sull’arco alpino e nell’Appennino; nelle aree alpine nord occidentali si verificò la totale scomparsa della specie in concomitanza con il periodo della prima guerra mondiale e la situazione rimase critica fino alla fine degli anni quaranta del secolo scorso. Le attuali popolazioni piemontesi derivano tutte dall’espansione di tre nuclei storici (Alta Valle Susa, Ossola ed Alta Langa ) e localmente da operazioni di reintroduzione con soggetti provenienti oltre che dalla Val Susa anche da Trentino, Tarvisiano, Francia, Slovenia e Danimarca. La specie è ormai presente su gran parte del territorio piemontese e sembra tuttora in espansione sia numerica sia di areale. La LAV (lega antivisezione) ha più volte proposto alle autorità competenti sul territorio la possibilità di sperimentare un piano per la sterilizzazione di questi animali, in modo tale da controllare la riproduzione senza accanirsi con piani di abbattimento e caccia di selezione, che risultano inefficaci dato l’aumento di areale del capriolo, proprio perché l’attività venatoria spesso foraggia questi animali al fine di ottenere più capi da abbattere nelle successive stagioni di caccia.

La specie è legata soprattutto ad habitat forestali caratterizzati da una ricca copertura erbacea e arbustiva, intervallati da spazi aperti dal livello del mare al limite superiore della vegetazione arborea.

Dal punto di vista comportamentale il capriolo è di abitudini solitarie, solo in inverno quando la disponibilità di risorse è limitata si possono formare gruppi temporanei. I maschi sono poligami e nel periodo precedente gli amori, occupano e difendono territori di 10-25 ettari che marcano con una serie di segnali olfattivi e visivi. Il periodo degli amori si svolge tra la metà di luglio e la metà di agosto, le nascite hanno luogo in maggio giugno. In questo periodo le madri si isolano e i giovani maschi dell’anno precedente si allontanano per colonizzare nuovi territori. La maggioranza dei parti è gemellare.

L’accrescimento dei giovani è rapido: il 60% del peso definitivo viene raggiunto già a sei mesi di vita. In Piemonte il peso medio eviscerato degli adulti è di circa 20 kg per i maschi e 18 kg per le femmine, l’età massima riscontrata è di 13 anni per i maschi e 16 anni per le femmine, anche se in natura animali con più di 8/9 anni sono rari.

Questi animali si nutrono prevalentemente di vegetali legnosi e semilegnosi quali edera, rovo, lampone, sambuco, rosa canina, ma può consumare anche vegetali erbacei e frutti selvatici.

Il capriolo possiede una grande adattabilità alimentare anche se le ridotte dimensioni dello stomaco lo obbligano a cercare alimenti molto energetici come tutti i brucatori.

Per quanto riguarda lo sviluppo c’è una particolarità: dopo la fecondazione lo sviluppo embrionale si blocca fino a dicembre per poi riprendere in gennaio e concludere la gestazione nel mese di maggio quando la massima disponibilità alimentare riduce i costi energetici della gravidanza e dell’allattamento.

Una piccola nota a carattere mitologico :La nostra regione era un tempo ricoperta da immensi boschi di carpini faggi e querce. Cespugli di sorbo rosso, biancospino e corniolo facevano da sottobosco agli olmi centenari e agli alti frassini. Era il regno incontrastato del Capriolo, il cui culto è stato attribuito ad Apollo. Il capriolo compare anche nei miti gallesi, il capriolo bianco è il simbolo del viaggio dell’anima verso la morte.

Per comprendere la bellezza e il fascino di questi animali basta fermarsi a osservarli in silenzio assoluto, nei loro movimenti delicati che accarezzano il suolo, sono animali timorosi di qualsiasi suono che non riconoscono, ma se avete la fortuna come ho avuto io di guardare nei grandi occhi questo splendido animale, capirete quanto è necessario tutelare quel poco che di selvatico è rimasto nei nostri boschi e soprattutto non capirete com’è possibile sparare un colpo per uccidere un capriolo. Io non l’ho mai capito, ogni volta che sui miei passi nei boschi incontro un capriolo, mi faccio da parte, rispettosa di quello spettacolo che la natura mi sta regalando, e speranzosa di poter vedere sempre simili spettacoli.

Tratto da: radio gold

Articoli simili:

VN:F [1.9.22_1171]
Voto: 0.0/10 (0 voti ottenuti)
VN:F [1.9.22_1171]
Voto: 0 (da 0 voti)