Cinghiale_gifCon un piano di gestione elaborato dall’Ente Parco in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Universita degli Studi di Bari, i cinghiali saranno oggetto di riduzione numerica e di monitoraggio delle popolazioni. Un passo necessario dettato dalle criticità prodotte dall’immissione degli animali nel territorio effettuata dall’amministrazione provinciale di Bari tra il 2000 ed il 2002. Ora bisogna ricomporre gli squilibri ecologici determinati dalla stessa immissione. “Siamo qui per porre rimedio a un problema che non abbiamo determinato noi”, ha detto il presidente Veronico in un incontro tenutosi presso il chiostro di san Francesco ad Andria. “Tra il 2000 e il 2002, l’Atc della Provincia di Bari immise nel nostro territorio circa 170 capi di cinghiale, estranei ai nostri habitat e, peraltro, di una varietà proveniente dall’Est Europa. Una decisione sconsiderata che ha provocato conseguenze gravi, come testimoniato dai danni provocati alle aziende agricole del Parco: soltanto nel periodo compreso tra il 2007 e il 2012 abbiamo accolto richieste di indennizzo dei danni per circa 170.000 euro, con una progressione crescente di anno in anno. Nel computo, tra l’altro, non sono inclusi i danni per incidenti stradali provocati da cinghiali ed i relativi contenziosi risarcitori. E non sono inclusi, ovviamente, i danni procurati alle specie autoctone, alla flora ed alla fauna che caratterizzano il nostro Parco”.

Nel giro di pochi anni, i cinghiali si sono riprodotti esponenzialmente fino a quasi decuplicarsi. Adesso l’Ente è chiamato a procedere con urgenza al ridimensionamento del fenomeno. “Inoltre – ha proseguito Veronico – l’Atc Bari ha pubblicato sul proprio sito ufficiale mappe di idoneità ambientale del territorio provinciale per la presenza di nuove specie sul nostro territorio: oltre al cinghiale vi è l’intenzione di introdurre i caprioli. Per questo mi rivolgo al Presidente della Provincia Schittulli, anche nelle sue vesti di Presidente della Comunità del Parco, affinché intervenga con fermezza per evitare nuovi disastri per gli ecosistemi e per le attività agricole”.

Il piano pensato dal Parco sviluppa costi per 186.000 euro in tre anni e prevede una gestione, soprattutto dal punto di vista sanitario, estremamente delicata. Basti pensare al rischio di trasmissione della trichinellosi o di altre malattie trasmissibili all’uomo, che possono anche essere mortali. L’Ente Parco chiederà alla Provincia di Bari di contribuire finanziariamente e strumentalmente al piano, nei rispetto del principio secondo il quale chi ha determinato la situazione deve farsi carico anche delle conseguenze. Da non sottovalutare, tra l’altro, che la presenza dei cinghiali ha portato nell’area protetta molti cacciatori e bracconieri, spesso inesperti.

Tratto da: GravinaLife

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Troppi cinghiali nel Parco dell'Alta Murgia, 1.0 out of 10 based on 1 rating