cervo_cansiglioIl presidente bellunese, Guido Calvani, chiede le dimissioni dell’assessore veneto Daniele Stival «Solidarietà agli agricoltori danneggiati dagli ungulati, gli abbattimenti vanno fatti»

TAMBRE. «Quella dei cervi in Cansiglio è una farsa. Con una responsabilità: la Regione». Così la pensa Guido Calvani, presidente provinciale Italcaccia di Belluno, che esprime «piena solidarietà» alla famiglia Bortoluzzi di Tambre, il cui fienile a Sant’Anna è stato preso di mira, ripetutamente, da branchi di cervi. Il tema è stato al centro del convegno regionale di Italcaccia tenutosi a Falzè, in provincia di Treviso. Il convegno ha chiesto a gran voce che venga posta fine a questa “farsa tutta italiana”.

«Italcaccia si schiera a difesa dei diritti della famiglia Bortoluzzi di Malga Sant’anna», fa sapere Calvani, e «di tutti coloro che quotidianamente vengono danneggiati dall’incontrollato incremento della popolazione di cervi nelle foreste demaniali del Cansiglio, dell’Anpa Veneto e dei sindaci dell’area dell’Alpago che hanno a cuore questa grave problematica che contribuisce quotidianamente ad impoverire sensibilmente tutte le attività agricole presenti nei propri territori. A solo vantaggio dell’esponenziale ulteriore incremento di una popolazione di cervi che sta letteralmente esplodendo nella foresta demaniale del Cansiglio e nei territori circostanti, provocando ingenti danni che vengono in parte risarciti a distanza di anni».

Durissima la polemica di Italcaccia con quanti hanno convinto la presidenza della Regione a sospendere la campagna, già programmata, di abbattimento di 1200 cervi in tre anni. «Non è concepibile e tanto meno ammissibile permettere che un manipolo di animalisti a prescindere, guidati dall’europarlamentare Zanoni che stanno causando dei danni irreparabili all’economia agricola Bellunese, possano tenere in ostaggio una Regione incapace di dare esecuzione a delle legittime delibere assunte oramai da tempo», protesta il presidente di Italcaccia, «inerenti l’abbattimento nel tempo di diverse percentuali di cervi, per contrastare questo fenomeno».

Secondo Calvani, «è proprio nel contesto risarcitorio che dovrebbero essere collocate le associazioni protezionistiche ed animaliste che, finanziate dallo stato italiano e non solo, invece di limitarsi a fare solo politica anticaccia e di estremo, fazioso e folle protezionismo a prescindere, fregandosene altamente dei danni che alcune specie provocano alle attività umane, farebbero molto meglio e sarebbe molto più logico ed in linea con la loro politica se concorressero a risarcire tutti i danni provocati dalla fauna selvatica oggetto della loro crociata».

Calvani va oltre. E se la prende direttamente con l’assessore regionale alla caccia, Stival, perché «è riuscito a trasformare un’imprevista risorsa in un debito quotidiano». I cacciatori, infatti, devono emigrare oltre confine per cacciare i cervi. «Infatti non si riesce a comprendere come mai non siamo capaci di fare come in altri Stati della comunità Europea: concedere il numero previsto di capi da prelevare, a pagamento, a tutti i privati che ne avrebbero fatto richiesta, ottenendo con queste risorse quattro obiettivi. E cioè risarcire direttamente i danni provocati dai cervi, non intaccare assolutamente il bilancio regionale, favorire in loco un indotto lavorativo e produttivo da tutta questa attività, evitando nel contempo l’esportazione di capitali all’estero poiché molti cacciatori invece di andare in Ungheria, Romania, Polonia,Austria o Slovenia per cacciare un cervo avrebbero avuto la possibilità di poterlo fare a casa loro».

Italcaccia prosegue mettendo in luce alcune contraddizioni della Regione. «La giunta regionale ha da prima l’assegnazione di 9.500 euro all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie per la realizzazione di uno studio pilota sperimentale volto a definire e collaudare le più opportune metodologie di sessaggio degli uccelli catturati ai fini di richiamo, in altri termini per studiare il modo di riconoscere il maschio da una femmina di un uccello, e poi 13 mila euro al Corpo forestale dello Stato proprio per il rafforzamento delle attività di dissuasione della popolazione di cervi che gravita all’interno del comprensorio forestale del Consiglio». Per tutti questi motivi, Calvani fa sapere che Italcaccia del Veneto, nei prossimi giorni, per il tramite del suo presidente regionale Gianni Garbujo chiederà al presidente della Regione Luca Zaia il ritiro della delega alla caccia concessa all’assessore Daniele Stival.

Tratto da: Corriere Alpi

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