Lupo2Savona – I lupi tornano a far paura. Cinque pecore sono state attaccate nella notte di domenica: tre sono morte, due in agonia dopo essere state azzannate al collo e a una coscia. È il tragico bilancio di una nuova notte di paura nelle vallate di Giusvalla: tra Val Bormida e la Val d’Erro. Sono tornati i predatori e tra gli allevatori sale la preoccupazione. «Domenica mattina non potevo credere ai miei occhi: quando ho raggiunto il recinto per controllare gli animali ho trovato un macello. Tre pecore morte di cui era rimasto molto poco, due ferite gravemente. Ora le stiamo curando nella speranza di salvarle» racconta Pierangelo Tortarolo, titolare dell’omonima azienda agricola di Giusvalla, a cui è toccato fare l’amara scoperta. Non è la prima volta. Da agosto a novembre gli stessi prati erano già stati teatro di ben quattro attacchi, lo stesso gregge era già stato assalito e, a finire nelle fauci del lupo, allora erano stati ben sette animali tra cui anche una pecora gravida di due piccoli.

«Io non so più cosa fare. La rete di recinzione del pascolo è alta due metri, ho messo il filo elettrico, ho cercato di proteggere i miei animali nel miglior modo possibile, ma ogni sforzo è stato vano – ammette sconsolato Tortarolo – questa volta i lupi hanno saltato la rete, lo si capisce dai peli che sono rimasti impigliati. A questo punto siamo impotenti ma, oltre al danno economico per ogni animale perso, e con questo attacco siamo a 12 pecore uccise e ferite, resta il dispiacere nel vedere le mie bestie finire così». A Giusvalla ieri è arrivato anche il veterinario dell’Asl per verificare quanto accaduto nella notte e prelevare alcuni resti delle pecore uccise in modo da poter accertare se gli attacchi, i cui segni sarebbero tipici di canidi con tanto di morsicatura alla gola delle prede e svuotamento del ventre, siano realmente opera di lupi o piuttosto di un branco di cani inselvatichiti. Per sciogliere il dubbio a novembre i veterinari e il Corpo forestale dello Stato avevano prelevato un campione di pelo ritrovato sul luogo dell’attacco per effettuare, in collaborazione con la Regione, il test del dna e capire, una volta per tutte, a chi fosse attribuibile l’incursione mortale. I risultati ad oggi non sono ancora stati resi noti. Sul caso è però intervenuta l’Enpa. «In provincia non esistono cani inselvatichiti, ma gruppi di cani di proprietà, lasciati liberi di allontanarsi da cascine e ville di campagna, che costituiscono branchi temporanei e talvolta attaccano» avevano detto agli animalisti sollevando la necessità di modificare la legge regionale e prevedere il risarcimento per i danni arrecati al bestiame anche dai cani, e non solo dai lupi come succede oggi.

Gli abitanti non avrebbero invece dubbi: sono lupi. «Non lo sostengo solo io che ho avuto il danno – dice Tortarolo – li hanno visti anche i cacciatori del posto e i tecnici che effettuano i censimenti dei caprioli nei nostri boschi». Dello stesso avviso sono anche i residenti e altri allevatori della zona.

«Hanno scavalcato una rete di due metri. La situazione si fa drammatica – spiega Emanuele Rabellino, allevatore – tra pochi giorni dovremmo liberare al pascolo le vacche con i vitelli che sono prede facili per i lupi. Come facciamo se il rischio è così alto. Noi non possiamo permetterci di lavorare per ingrassare i lupi. Capiamo il tenere sotto controllo la selvaggina, ma per noi la situazione è terribile, sono a rischio le bestie domestiche e non è gratificante allevare con amore gli animali, per poi trovarli morti o traumatizzati dagli attacchi. Siamo tra l’incudine e il martello. Abbiamo già i caprioli e i cinghiali che rovinano tutto, noi allevatori non sappiamo più cosa fare. Facciano i recinti, i lupi allo stato brado sono pericolosi». La preoccupazione sale anche se si considera che gli attacchi sono avvenuti vicino alle case. «Sono amareggiata, oltre ad avere paura ci sentiamo abbandonati. Temiamo per tutto, per i nostri animali, ma anche per noi e la nostra incolumità. Ho tre nipoti – spiega Graziella Scaletta – non siamo tutelati da nessuno, nemmeno dai sindacati. Noi siamo sicuri che siano lupi, li hanno visti. Il nostro lavoro è a repentaglio, per questo sono delusa e non c’è da star tranquilli».

Tratto da: Il Secolo XIX

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