Come riceviamo così pubblichiamo.

logo_uncaaTignale 5 agosto 2013: Ho sott’occhio la serie storica della popolazione dei caprioli censita nella Provincia di Brescia in questi ultimi anni ed anche i dati dei prelievi.

I numeri ufficiali riguardanti la popolazione dei caprioli in tutta la Provincia partendo dal 2007 sono 2906, 2745, 2960, 3375, 3224 e 3170 arrivando al 2012: possiamo considerare una popolazione attorno ai 3000 capi. Per gli stessi anni gli abbattimenti legali rispettivamente sono stati 68, 68, 72, 75, 68 e 50, per cui siamo in media attorno ad una sessantina di prelievi annui. A. Mustoni, L. Pedrotti, E. Zanon e G. Tosi nella pubblicazione “Ungulati delle Alpi”  nella figura dello schema di accrescimento annuale in una popolazione di capriolo attestano che l’incremento utile annuo va dal 30 al 38%. Se valutiamo la dinamica della popolazione con questi parametri, visto che gli effettivi si mantengono attorno a circa 3000 capi in provincia di Brescia, anche con l’indice di accrescimento più basso (30%), risulta evidente che il prelievo legale storicamente, nella più grassa delle valutazioni è solo un decimo rispetto ai caprioli mancanti all’appello anno dopo anno. E pensare che i capi autorizzati al prelievo costituiscono solo una piccola parte dell’incremento utile annuo fissato da tecnici faunistici e consigliato dall’ISPRA allo scopo di aumentare la specie sui territori.

Possiamo chiamare caccia quell’attività che nel Comprensorio della Valle Sabbia (CA n.7) mostra l’abbattimento di soli 3 caprioli nella passata stagione venatoria, senza prelievi di cervi e camosci? Possiamo chiamare caccia l’uscire per lunghi periodi dell’anno con cani e fucili e non avere mai il riscontro di un prelievo legale di capriolo, cervo e camoscio come da sempre avviene nel territorio prealpino dell’A.T.C. Unico e nel Comprensorio Alpino (CA n. 5) sul lago di Iseo? E pensare che queste entità territoriali sono state classificate come zone idonee ad ospitare fauna tipica alpina dai tecnici estensori della Carta delle Vocazioni Faunistiche della Lombardia. E cosa possiamo pensare del prelievo di soli 11 caprioli nei 4 Comprensori Alpini della Valle Camonica? Possiamo dire di aver cacciato quando nel 2012 in tutta la provincia di Brescia sono stati legalmente prelevati  50 capi di capriolo, mentre, se mi acconsentite un raffronto con tutte le variabili ed i distinguo che volete, vediamo che, nei tre distretti trentini confinanti con Brescia con pari superficie territoriale idonea ad ospitare il piccolo cervide, i prelievi legali sono stati 2230? E sicuramente i Trentini non sono tutti santi, qualche bracconiere si trova pure là!

Si va a caccia per un riscontro, per avere dei risultati, diversamente o è “podismo armato” come affermava il giornalista sportivo cacciatore Gianni Brera oppure si esce armati di tutto punto per depredare, portando a casa di tutto e di più. Visto che alcuni animali vengono censiti, i sopravissuti alla precedente stagione venatoria per la presenza di Parchi Nazionali e Regionali ed altre entità territoriali precluse all’attività venatoria, possiamo tranquillamente affermare che l’azione di far piazza pulita o terra bruciata a mo’ di Attila è il più praticato  passatempo di quasi tutti i cacciatori bresciani.

Abbiamo un certo prelievo di cervi provenienti soprattutto dal Parco Nazionale dello Stelvio, dove le densità sono assai elevate e sui cui confini si dispongono gomito a gomito i cacciatori e attuano il “pattugliamento armato”, colorita espressione del compianto esperto faunistico Fulvio Ponti: dobbiamo fermarli ad ogni costo, non possiamo permettere che una popolazione prenda possesso stabilmente nel cacciabile, ne andrebbe compromessa la fama  della dea bresciana cacciatrice: prelievi ufficiali di cervi in provincia di Brescia 162 e nei sopraddetti distretti trentini  604 nel 2012.

Non scendo nel dettaglio dei numeri per non dilungarmi troppo, ma si può benissimo dimostrare che le consistenze e le presenze della specie camoscio nelle aree idonee sono da sempre compromesse dal bracconaggio, che in certi areali è assoluto, come per il capriolo e il cervo (A.T.C. e CA n. 5): prelievi ufficiali di camosci in provincia di Brescia 50 e nei tre distretti trentini, di cui sopra, 1820 nel 2012.

E vi chiedete perché da sempre annualmente ed ovunque si ripopola (i cinghiali sono arrivati sui camion)? I bravi cacciatori fanno il repulisti con la connivenza di un sistema di gestione, messo in campo da parte di Provincia, Comprensori Alpini ed Ambito Territoriale di Caccia, perfettamente idoneo a favorire il bracconaggio. E pensare che si ripopola per giustificare l’andare a caccia, ma non nello spirito della legge, che vuole questa prassi limitata nel tempo e al solo scopo di raggiungere le densità “ottimali”. Si ripopola e stupidamente si eradica nella più assoluta inosservanza delle prescrizioni normative. Possiamo accettare nella totale indifferenza che una attività, camuffata da una parvenza di legalità, viaggi ad un livello di illegalità vicino al 100%, dimostrabile coi dati, a danno degli ungulati di pregio  nella Provincia di Brescia? Questa non è gestione, ma la perpetrata distruzione del patrimonio della collettività. Ma interessa a qualcuno che vi siano densità “ottimali” di fauna, come imporrebbe la normativa?

Da anni assieme ad amici cacciatori, ovviamente larga minoranza nel panorama del mondo venatorio bresciano, abbiamo  richiamato l’attenzione su questo stato di degrado a tutti i livelli dell’Amministrazione Provinciale, ai vari Assessorati, a maggioranza ed opposizione ed abbiamo solo cozzato contro il classico “muro di gomma” senza alcuna risposta. Significa che il mondo politico bresciano conta i voti più che preoccuparsi del rispetto delle regole. Personalmente sono invecchiato confidando in uno Stato di Diritto ben diverso da quello in cui mi ritrovo.

Non mi arrogo la presunzione di avere la verità in tasca, ma almeno mi piacerebbe discuterne alla luce dei dati di riferimento ed dei pareri di tanti tecnici del settore, ovviamente escludendo le argomentazioni di quelli condizionati da un rapporto di lavoro col politico di turno.

Confido in un riscontro alle mie argomentazioni.

Distinti saluti

Silvano Orio

casaorio@virgilio.it

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